Curva sud chiusa: costretto a citare la A.S. Roma per risarcimento danni, per ripristinare i diritti, finora dimenticati, degli abbonati

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Per la terza volta, in questa stagione, la Curva sud resterà chiusa. 3 partite su 12 giocate finora, ovvero il 25% delle partite casalinghe, hanno visto il settore chiuso. Gli unici a essere condannati sono gli abbonati in questo settore, ma questi nulla c'entrano rispetto alle sanzioni inflitte alla Roma da parte della Giustizia sportiva.

Per questo nelle prossime ore, da abbonato di curva sud, grazie alla disponibilità degli Avvocati Vincenzo Vitulli e Potito Flagella, citerò in giudizio la A.S. Roma, nella speranza che ai tifosi sia riconosciuto il risarcimento del biglietto (quota parte dell’abbonamento) o, quantomeno, la possibilità di accesso allo stadio in altro settore con il pagamento del nuovo biglietto per il valore eccedente.

Sono stato spinto a presentare questo atto di citazione per risarcimento danni per due principali ragioni:

1) Il Giudice sportivo infligge questa tipologia di sanzioni per responsabilità oggettiva alla società di calcio responsabile in via indiretta di alcuni episodi, peraltro tutti accaduti in assenza di abbonati; infatti il giudice si riferisce, per i fatti contestati, ad una partita in trasferta (Milan Roma) e una partita di Coppa Italia (Roma Napoli); per spiegare meglio il senso della responsabilità oggettiva, a titolo di esempio, la multa di 50 mila euro per lo stesso caso non viene redistribuita agli abbonati ma inflitta alla sola società.

2) il diritto di accesso a un evento pubblico sportivo può essere impedito solo attraverso il cosiddetto DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive), e questo per sua natura, per la legge 13 dicembre 1989 n. 401, è una pena che può essere inflitta solo alla singola persona e non collettivamente su base impersonale, né tanto meno da un Giudice Sportivo.

Dispiace, infine, dover presentare un atto di citazione nei confronti di una società alla quale si “appartiene”, ma questa iniziativa viene fatta nello spirito di ripristinare, non solo per i tifosi della Roma, quei diritti dei tanti abbonati, diritti finora dimenticati.

3 commenti:

Domenico Rossi ha detto...

Scusate non si può impostare una citazione al giudice federale per limitazione della libertà personale? colpissero con il daspo gli autori dei cori, ma se per loro incapacità non vi riescono non possono impedire ad altri di assistere ad uno spettacolo, siano essi abbonati che non, e visto che non si ravvede pericolosità per l'incolumità delle persone non dovrebbero sussistere motivazioni per la chiusura dei settori. chiedendo il rimborso (anche se giusto) andiamo a colpire anche noi la società facendo il loro gioco!!

Massimiliano Lombardo ha detto...

Ma scusa perchè la denuncia non la indirizzi al giudice che infligge questa palese ingiustizia ? Alla figc...al coni..La società si sta battendo per tutelare i tifosi non presenti nei cori..se anche i tifosi che giustamente debbono tutelarsi si mettono contro la società..allora è la fine!

Rocco Berardo ha detto...

Ciao Domenico, ciao Massimiliano. Tento di spiegarmi meglio rispetto alle vostre obiezioni.

La sanzione è emessa dalla cosiddetta Giustizia Sportiva. Ora questa si occupa "delle norme di comportamento e delle sanzioni applicabili ai soggetti facenti parte della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), degli Organi Statutari della Giustizia Sportiva e degli organismi per la risoluzione di controversie".
Dunque noi non siamo i soggetti sui quali è emessa la sanzione, perché non facciamo parte, come soggetti, della federazione.
La Giustizia Sportiva riguarda esclusivamente chi è affiliato a essa. In questo caso le società di calcio.
Gli abbonati sono dei semplici spettatori, che comprano il biglietto o l'abbonamento.
Dunque la sanzione è esclusivamente applicabile nei confronti della società che non potrà mettere in vendita i biglietti per un determinato settore.
Il ricorrente abbonato non può che rivalersi sulla società alla quale ha pagato il titolo: quindi per queste controversie si appella alla Giustizia civile e non certamente a quella sportiva, sulla quale non ha titoli.

La società potrebbe semplicemente consentire agli abbonati di accedere in altro settore facendo pagare l'eccedenza per quel biglietto... In questo modo fa salvo il valore di quella parte di abbonamento.

Invece in questo modo mette in pratica una sorta di Daspo collettivo. Non mi pare che questo sia un buon modo per tutelare i tifosi e gli abbonati.